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La storia in breve. Ruzante, soldato padovano, torna a casa dalla guerra. Giunge a Venezia dove si è trasferita la giovane moglie Gnua. A Venezia incontra il suo compare Menato. A costui sembra strano che Ruzante non sia tornato da vincitore, con la casacca piena di medaglie e le tasche colme di quei tesori che, come si sa, si possono avere in guerra grazie ai saccheggi. Per Ruzante il più prezioso tesoro che può esibire è la vita stessa, il fatto di avere "salvato la carcassa" come lui dice. Menato lo informa sulla moglie, Gnua. Questa si è messa insieme ad un vecchio e ricco mercante. Arriva la Gnua che manifesta al marito di voler restare insieme al mercante, perché le garantisce di non patire la fame. Ruzante dopo vari e fallimentari tentativi di riavere sua moglie è in preda alla disperazione. Decide di uccidere il ricco amante della moglie.
Perché lo spettacolo "Ruzante - Dietro Front" ? Perché la guerra è uno dei più grossi e inquietanti fantasmi dell'umanità. Deriderla, sfatare il mito della sua inevitabilità, ci aiuta ad allontanare quel fantasma o quanto meno, tramite il processo catartico del teatro, ci aiuta a superare le paure irrazionali che sono alla base di tante guerre. E infine, perché il testo del Ruzante è di grande attualità. Il Teatro Paravento di oggi. Il Teatro Paravento di Locarno raccoglie nelle sue ultime produzioni l'esperienza accumulata nei suoi 23 anni di attività, ma ci propone un netto cambiamento di temi. In questo suo nuovo percorso sono nati gli spettacoli "Juan Darién" e "Till Eulenspiegel". Il "Ruzante" rappresenta un ulteriore passo nella strada verso una maggiore attenzione per l'attualità e i problemi del mondo d'oggi. Il testo di Ruzante, benché pieno di momenti di spiccato umorismo, ci mette di fronte alle assurdità e alle crudeltà che continuano a caratterizzare la guerra. Note di regia Il Teatro Paravento si è confrontato fortemente, negli ultimi anni, con il plurilinguismo. Il nostro gruppo, partendo dall'italiano, la nostra lingua madre teatrale, si è addentrato nella recita in diverse lingue europee: tedesco, francese, spagnolo. In alcune trasferte internazionali la nostra compagnia ha avuto addirittura occasione di introdurre nei suoi spettacoli termini giapponesi, russi o arabi. In questo panorama, il dialetto costituisce una naturale ed entusiasmante sfida. È il caso della nostra nuova produzione: "Ruzante". Tuttavia, i dialetti non sono per noi un terreno del tutto nuovo. Nel nostro periodo della "Commedia dell'Arte" ci siamo spesso confrontati coi dialetti italiani. Certo, con Ruzante il lavoro è molto più arduo. E non solo per noi. Lo sarebbe anche per lo spettatore se non ci fossero degli adattamenti e se non si attualizzassero certi termini che non potrebbero essere capiti al giorno d'oggi. D'altronde, questo è un intervento che non solo noi mettiamo in atto. Nelle innumerevoli interpretazioni, da Cesco Baseggio a Dario Fo e a tanti altri attori o gruppi teatrali italiani, il testo del Beolco ha subito modifiche e ha raccolto nuovi apporti e adattamenti linguistici. Ma non solo dal punto di vista della lingua ci sono stati degli adattamenti. Anche dal punto di vista delle chiavi di regia e della attualizzazione del testo. Noi puntiamo a conservare la ricchezza dello scritto, la sua universalità e il suo valore attraverso i secoli, e nel contempo a rappresentarlo con la sensibilità e le percezioni che oggi abbiamo sulla guerra, utilizzando le forme teatrali a noi più congeniali. Si tratta di rispettare la "classicità" del Ruzante e di farla vivere, col dovuto rispetto delle sue peculiarità, anche ai giorni nostri. Angelo Beolco detto il Ruzante: cenni biografici Angelo Beolco fu il figlio naturale di un medico padovano e di una serva. Nacque in data incerta tra il 1496 e il 1502. Con i figli legittimi del padre mantenne sempre ottimi rapporti, anche dopo la morte del genitore, e si dedicò quasi tutta la vita all'amministrazione delle proprietà familiari e dei beni agrari dell'amico di sempre, il nobile Alvise Cornaro. La sua unica grande passione, però, fu il teatro. Iniziò ad interessarsene nel 1521, in occasione dei festeggiamenti per Federico Gonzaga, e fu sia autore sia attore. Da uno dei suoi più riusciti personaggi, il contadino Ruzante, prese lo pseudonimo col quale divenne famoso. La vecchia immagine di un Beolco buffone povero, dissoluto e privo di reale cultura, è oggi superata. Per la critica contemporanea Beolco è un autore perfettamente consapevole della sua antiletterarietà e del suo realismo. Il Ruzante si ritrovò su di una via intermedia tra la cultura cittadina e quella di campagna, e dalla contraddizione tra i bisogni del suo pubblico e i vivaci impulsi dell'ambiente contadino, tra la sua esistenza "borghese" e quella popolana, trasse costantemente linfa per i suoi scritti. Morì nel 1542. |
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