Il Pantalone beffato ovvero gli inganni dell'amore |
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Farsa di Alessandro Marchetti e Luisella Sala. Regia Alessandro Marchetti
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Pantalone Alessandro Marchetti Colombina Luisella Sala Arlecchino Miguel Angel Cienfuegos Rosaura Luisa Ferroni Ottavio, Dottore e Morto David Matthäus Zurbuchen
Scenografia, costumi: Alessandro Marchetti; Sartoria: Liana Badoino, Cily Dobler; Maschere: Renzo Antonello; Musica: Giovanni Galfetti; Realizzazione scene: Mario Bissegger, Attilio Wismer, Rosario Ilardo; Disegno luci / tecnica: Sabine Wiesenbauer, Andrea Noseda; Foto: Andreas Zurbuchen; Amministrazione: Manuela Bonzani-Hoffmann, David M. Zurbuchen, Gudrun Kopf; Tournée-management: Teatro Paravento
Il Pantalone beffato ovvero gli inganni dell'amore farsa di Alessandro Marchetti e Luisella Sala. Le pulsioni irrazionali dell'amore quando vengono contrastate trovano comunque e quasi sempre il modo di raggiungere il loro scopo. È quanto accade in questa farsa della Commedia dell'Arte. Un tutore e una pupilla, come si diceva nel '700. Ovvero un vecchio avaro, una fanciulla smaniosa, una servetta scaltra, un servo sciocco, un innamorato intraprendente. Tutti coinvolti in un vertiginoso gioco di relazioni di denaro e d'amore. Da un canovaccio tramandato oralmente da vecchie famiglie d'arte, Marchetti trae un rinnovato disegno per una farsa in cui l'obiettivo principale è dichiaratamente lo stesso di questo genere teatrale: intrattenere e divertire il pubblico. Quindi tutte le trovate, i lazzi, i giochi che nella sua lunga carriera artistica (più di cinquant'anni di palcoscenico) ha memorizzato, sperimentato, rivisitato, attualizzato, sono riversati nella bravura dei suoi attori. Ed anche quando razionalmente o quale scrittura drammaturgica un tale bagaglio scenico sembrerebbe improbabile od oscuro, nel contesto dell'azione scenica porta in sé la molla che fa scaturire il riso e attraverso il riso diventa motivo per smuovere remote paure e per abbandoni terapeutici. Alla fine della commedia Pantalone, ancor oggi vertice di un mondo avido e reazionario, nella beffa pubblica che gli tocca, ci conforta della nostra imperitura fede nella forza ribaltatrice dell'amore. riassunto Pantalone ha una nuora - Rosaura - vedova del suo defunto figlio. E' combattuto fra le spese che deve sostenere tenendola in casa e la volontà della giovane a risposarsi, poiché in tal caso dovrebbe restituire, com'è di legge, la sua dote. Arriva persino a pensare di sposarla lui stesso in modo da non separarsi dall'amato denaro. Con l'aiuto del servo Arlecchino la rinchiude nella di lei camera affinché non venga avvicinata da alcuno. Ha infatti notato che un intraprendente innamorato si aggira intorno alla casa. Ottavio, l'innamorato, viene infatti a chiederla in moglie ma appena nomina la dote, Pantalone lo scaccia in malo modo. Colombina, la serva di casa, impietosita dalle lacrime della vedova decide di aiutarla a sposarsi. Ottavio con uno stratagemma - si presenta come Maestro di Canto - riesce ad incontrare la vedova e a dichiararle il suo amore, ma viene riconosciuto da Arlecchino e nuovamente scacciato. Il vecchio avaro si crede un grande pittore e sarà su quest'ambizione che verrà ordita da Colombina la beffa. Ottavio tornerà di nuovo travestito per commissionare a Pantalone un ritratto di un caro amico deceduto. Il particolare è che il "morto" in vita non si è mai fatto ritrarre. L'unica possibilità è di ritrarlo dal vero. Pantalone nonostante la paura di trovarsi un cadavere in casa, ingolosito dal favoloso compenso proposto accetta. Ottavio torna dunque per la quarta volta, introdotto da Colombina, nelle vesti del "morto". Pantalone con l'aiuto di Arlecchino inizia il ritratto. I due sono presi da autentico terrore per la sorprendente vivacità del morto, che infine riesce ad impossessarsi della chiave, per penetrare nella camera di Rosaura. Scandalo! Colombina minaccia di raccontare a tutti l'accaduto, mettendo in ridicolo il vecchio padrone. Pantalone beffato non vuole però cedere la dote. Colombina trova la soluzione: finché lui vivrà, gli sposi rinunceranno a quei soldi così ben custoditi. Alfine Pantalone darà il suo consenso e tutti si riconciliano, lasciando l'avaro beffato ma col suo capitale salvo.
Teatro Studio Marchetti Sala Compagnia Teatro Paravento Alessandro Marchetti è un pezzo di memoria storica del Teatro dell'arte. I suoi metodi e le sue conoscenze affondano nel vissuto, negli incontri con grandi attori del passato, come Cesco Baseggio, nei ricordi di famiglia, nel vivo dell'esperienza e della pratica teatrale. Non c'è libro o ricerca, per ben eseguita che sia, che possa reggere il confronto con ciò che si può apprendere dal contatto diretto, dall'incontro professionale con Marchetti. Ma quando si parla di Teatro dell'arte, si parla di una grandiosa tradizione europea, di un linguaggio teatrale che ha attraversato i confini di tutto il mondo e che ancor oggi si rivolge con successo al grande pubblico. Questo patrimonio culturale sintetizza certezza delle origini, fin nel particolarismo dialettale dei suoi personaggi più amati, e universalità comunicativa. È ben difficile trovare qualcosa di paragonabile.
L'incontro della Compagnia Teatro Paravento con la Commedia dell'Arte è stato l'incontro con Alessandro Marchetti. Sotto le sue regie sono tornati alla vita Arlecchino e Brighella, Pantalone, Colombina, Balanzone, gli Zanni, in un contesto già di partenza multiculturale, dove il caratteristico pluralismo elvetico era arricchito da apporti latino americani, e dove il percorso formativo degli attori afferiva in prevalenza alla scuola di mimo. L'univer-salità del Teatro dell'arte è dimostrata anche dalla facilità con cui il suo linguaggio si innesta in simili situazioni, dove vissuto e formazione non sono specificamente finalizzati alle sue prospettive.
L'incontro è stato fecondo. Nuovi spettacoli sono nati, e il segno di quella esperienza è ben riconoscibile ormai in tutte le produzioni del Teatro Paravento. Ora questo incontro ha maturato un salto di qualità. Alessandro Marchetti torna in scena insieme al Paravento. Pulcinella direbbe: "È comm' o coco, che deventuie bistiecca, pp'o scfizzio d'iesse aggustato" ("È come il cuoco che diventò bistecca per lo sfizio di essere gustato"). Noi spettatori da questa novità possiamo attenderci straordinarie prelibatezze e molto, molto divertimento elegante e raffinato, come può esserlo la memoria del teatro dell'arte che si fa scena. Vittore Nason |
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