|
Fame e amore sono temi universali. Fame e amore attraversano epoche, nazioni e, all'interno delle nazioni, le differenziazioni sociali. Ma il primo di questi due "universali" è molto lontano dall'immaginario dell'era consumistica. Il personaggio dell'affamato, di chi ha come primo problema la nutrizione al livello più elementare, è esorcizzato dall'umorismo contemporaneo. Anche nelle zone del mondo dove la fame è una realtà tragica e quotidiana, lo spettacolo esorcizza l'affamato, non rie-sce a farlo diventare protagonista. Eppure vi sono state epoche durante le quali anche chi era lontano dal problema restava ammirato di fronte alla genialità dell'affamato: fantasia, inventiva erano indispensabili per costruire le menzogne e gli imbrogli necessari a procurare cibo. Da un canovaccio risalente agli inizi del XVII secolo, un'epoca nella quale splendore e miseria convivevano fianco a fianco, e la violazione della proprietà era punita con la morte, nasce lo spettacolo montato dal Teatro Paravento, su testo di Luisella Sala e con la regia di Alessandro Marchetti. In una Venezia menzionata una volta sola in tutto lo spettacolo, e non richiamata da alcun elemento scenico (potrebbe essere Dakkar), si trovano Arlecchino e Brighella in triste gara: chi dei due è rimasto da più tempo senza cibo? Vince Arlecchino per un giorno. La fame genera i suoi effetti veri: delirio, morte, che si risolve in incubo. Poi l'incontro con Colombina: le menzogne di Brighella, l'amore a prima vista di Colombina per Arlecchino. Infine la truffa. Ma il bello della farsa è che la truffa non nasce a tavolino. Il fatto è che Pantalone, afflitto da irrimediabile rimbambimento senile, impedisce sistematicamente ad Arlecchino di spiegarsi. Ecco la leva che carica la "molla" della tensione nella trama. Questa miscela di patetismo e di fantasia dà vita a innumerevoli gag. Ma c'è il pericolo che tutto lo spettacolo si lasci trascinare, come da una forte corrente, dall'effetto comico fine a se stesso. Il Teatro Paravento, con la regia di Alessandro Marchetti, ha lavorato "contro corrente". La ricerca dell'effetto comico è sempre subordinata alla "verità" del messaggio, niente è gratuito. L'eleganza e la raffinatezza delle leggi del teatro dell'arte sono perseguite con particolare rigore, e da ciò consegue una straordinaria esaltazione della comicità. Cogliere genio nella miseria, far intuire il nesso causale che collega queste due categorie della vita umana, mostrare l'amore come folgorazione, ma anche come profondità di sentimento, capacità di comprensione e di solidarietà: ecco alcuni possibili sensi de "I casi della fame e dell'amore" nel linguaggio splendido ed elegante, ilare e patetico della Commedia dell'Arte. Vittore Nason |
|
|
|
Per inviarci un Email, cliccate qui: info@teatro-paravento.ch
|