Carnevale

Testi e regia Miguel Angel Cienfuegos

”Carnevale” è uno spettacolo con danze, musiche, acrobazie, magie e le maschere della Commedia dell’Arte. Questo è l’insieme di numeri che accompagnano Faust in un’inedita avventura, tra realtà storica e finzione. Nel misterioso mondo del carnevale romano egli incontra una Margherita funambola, e s’innamora. Un omaggio all’opera di Goethe e al suo amore per l’Italia, recitato in due lingue protagoniste della cultura europea. Grazie al successo ottenuto, terremo in cartellone questa produzione anche per la stagione 2000/01.


115 min. con pausa
Tournee: 15 novembre 2000 - 20 febbraio 2001 / 19 settembre - 27 ottobre 2001

 

Debutto: 28 maggio 1999 a Weimar

Un progetto su incarico della Fondazione Weimarer Klassik per i 250 anni dalla nascita di Johann Wolfgang von Goethe.

Testo e regia:

Miguel Angel Cienfuegos

Personaggi e interpreti

Faust
Wagner
Grande Mago
Capo Pulcinella
Cane nero
Margherita
Jackie
Jennifer, Marta
Capitano
Arlecchino
Guardia Svizzera
altri personaggi:

 




Raimund Wurzwallner
David Matthäus Zurbuchen
Miguel Angel Cienfuegos
Giovanni Siniscalco
Luisa Ferroni
Elizabeth Clark
Kathleen McKee
Esther Buser
Oliver Rickenbacher
Andrea Noseda
Kuska Cáceres
Diversi Pulcinella, streghe e monaci

 

Tournée:

Svizzera, Italia, Germania, Austria, Lussemburgo, Repubblica Ceca

 


 

Introduzione

Nella storia di molti gruppi teatrali girovaghi come la Compagnia Teatro Paravento, c'è sempre un momento in cui un luogo in particolare diventa, per quel gruppo, meta prediletta e ricorrente alla quale approdare per presentare i propri lavori.

In questi luoghi si rimane piacevolmente impigliati. Amicizie e conoscenze sono il punto di partenza che permetterà in seguito di allacciare più strette relazioni e di giungere a più proficue collaborazioni tra organizzatori teatrali del luogo e gli artisti.

Succede dunque che da un lato il gruppo teatrale si addentri piano piano nella storia, nella cultura, passato e presente di quella regione o di quella città, e dall'altro lato gli anfitrioni, di volta in volta, di rappresentazione in rappresentazione, scoprano nel gruppo teatrale altre sfaccettature, altri aspetti che incuriosiscono, attirano e che si vorrebbero conoscere meglio.

Questo è ciò che è accaduto fra la Compagnia Teatro Paravento e la città di Weimar e in particolare con la "Stiftung Weimarer Klassik".

La sua proposta al Teatro Paravento di allestire uno spettacolo "Autour de J. W. Goethe", basato su un momento della vita o su un'opera dell' illustre autore, è la conferma della forza raggiunta da questa relazione.

Che cosa può fare il Teatro Paravento con il suo Autour de W. Goethe"?

La nostra carta da giocare è quella di rimanere Paravento, con il suo percorso artistico, con il suo modo di fare teatro e con le tecniche espressive di cui dispone.

Questa è senza dubbio la strada per tentare di rimanere originali e per dare sfogo alle nostre capacità creative con spontaneità e freschezza, con la vitalità e la fisicità che il pubblico già in altre occasioni ha saputo apprezzare.

Gentili spettatori in questo spettacolo non sempre troverete un nesso concreto, logico, coerente con un' opera, con la vita o il pensiero di J. W. Goethe. Tuttavia riconoscerete la spinta creativa che abbiamo tratto dal nostro incontro con le pagine di Goethe.

Infatti da Goethe abbiamo preso alcuni spunti, in particolare da "Viaggio in Italia" e da "Faust". In seguito lavoreremo sulle evocazioni, le associazioni di idee, sui suggerimenti e le immagini che da essi derivano.

Il nostro spettacolo, partendo da Goethe, raggiunge una sua propria autonomia, un suo proprio valore.

Riassunto della storia

Jean Philippe Moeller, artista pittore di Lipsia, in realtà Faust sotto false veste, giunge in Italia, a Roma, dopo essere fuggito dalla Germania a causa delle sue sventure pubbliche e private.

E' un uomo spento, abbattuto, che non crede nella vita e tanto meno nel valore della sua opera.

Si trova a Roma proprio quando impazza il Carnevale Romano, al quale non si sente affatto di partecipare. Il frastuono della festa, le fanfare stonate, le voci stridule troppo gli ricordano la futilità dell'esistenza e che in definitiva il carnevale non è che lo specchio della farsa della vita.

Sta per suicidarsi, ma Pulcinella, spazzino romano, incatenato al carrello della nettezza urbana e la maschera del Cane Nero, capo di Pulci-nella, lo salvano.

Lo condurranno dal Grande Mago, parente lontanissimo di Belzebù, Abadonna o come Dio vuole che si chiami il demonio.

Costui, il Grande Mago, questo diavoluccio romano insomma, lo convince a partecipare al Carnevale e a farsi cullare dalla spensieratezza della festa. Gli assicura di essere in grado di ricondurlo sulla via della felicità. In cambio non chiede niente, forse un assegno oppure un "lavoretto" non troppo pulito da fare.

Non è il divertimento del Carnevale che J. P. Moeller desiderava come rimedio alle sue pene ma, non avendo altre strade, accetta il patto.

Moeller e il Grande Mago, accompagnati sempre da Pulcinella, andranno dapprima dalle Streghe. Maschere bellissime che con la loro sensualità, spudoratezza, voci accattivanti e sguardi pieni di malizia faranno ringiovanire il pittore.

Giunge a Roma Seidel, fido servitore di Moeller. E' alla ricerca del suo padrone. Da tempo non ha avuto più notizie di lui. Teme il peggio.

Diverse volte Seidel incontrerà Moeller, ma non lo riconoscerà, a causa del ringiovanimento.

In una delle successive giornate di carnevale Moeller e i suoi due accompagnatori, il Grande Mago e Pulcinella, giungono al baraccone dei saltimbanchi. E' in corso una grottesca rappresentazione, al limite del grossolano. J. P. Moeller dubita di poter trovare in quel luogo sollievo ai dolori della sua anima.

Ma ad un tratto appare Margherita un'artista funambola. L'atmosfera cambia radicalmente. Una quiete improvvisa pervade tutta l'anima del pittore, tutto diventa limpido. ricordano la futilità dell'esistenza e che in definitiva il carnevale non è che lo specchio della farsa della vita.

Sta per suicidarsi, ma Pulcinella, spazzino romano, incatenato al carrello della nettezza urbana e la maschera del Cane Nero, capo di Pulcinella, lo salvano.

Lo condurranno dal Grande Mago, parente lontanissimo di Belzebù, Abadonna o come Dio vuole che si chiami il demonio.

Costui, il Grande Mago, questo diavoluccio romano insomma, lo convince a partecipare al Carnevale e a farsi cullare dalla spensieratezza della festa. Gli assicura di essere in grado di ricondurlo sulla via della felicità. In cambio non chiede niente, forse un assegno oppure un "lavoretto" non troppo pulito da fare.

Non è il divertimento del Carnevale che J. P. Moeller desiderava come rimedio alle sue pene ma, non avendo altre strade, accetta il patto.

Moeller e il Grande Mago, accompagnati sempre da Pulcinella, andranno dapprima dalle Streghe. Maschere bellissime che con la loro sensualità, spudoratezza, voci accattivanti e sguardi pieni di malizia faranno ringiovanire il pittore.

Giunge a Roma Seidel, fido servitore di Moeller. E' alla ricerca del suo padrone. Da tempo non ha avuto più notizie di lui. Teme il peggio.

Diverse volte Seidel incontrerà Moeller, ma non lo riconoscerà, a causa del ringiovanimento.

In una delle successive giornate di carnevale Moeller e i suoi due accompagnatori, il Grande Mago e Pulcinella, giungono al baraccone dei saltimbanchi. E' in corso una grottesca rappresentazione, al limite del grossolano. J. P. Moeller dubita di poter trovare in quel luogo sollievo ai dolori della sua anima.

Ma ad un tratto appare Margherita un'artista funambola. L'atmosfera cambia radicalmente. Una quiete improvvisa pervade tutta l'anima del pittore, tutto diventa limpido. Margherita danza sulla corda. Moeller è subito colpito dalla sua bellezza, dalla graziosa naturalezza con cui Margherita affronta il pericolo e dai suoi movimenti sensuali ma innocenti.

Il miracolo è compiuto. Moeller è invaso da quell'innocenza. Forse ora può sperare di stupirsi di nuovo per "le cose della vita". Moeller rimane estasiato a contemplarla. Ormai è innamorato, sente rinascere la felicità, una forte passione abita il suo cuore finora vuoto.

J. P. Moeller chiede al Grande Mago di fargli conoscere Margherita. Dopo diversi tentativi falliti a causa dell' intervento delle maschere dei Quacqueri, puritani e pettegoli e delle maschere dei Frati, non meno puritani e pettegoli, Moeller riuscirà a incontrare Margherita. Su un letto di coriandoli, stelle filanti e fiori di carta variopinti, fanno l'amore. Per un attimo Il Carnevale ammutolisce. Il silenzio è profondo.

Il giorno seguente J. P. Moeller, accompagnato dagli inseparabili Pulcinella e Grande Mago, incontra nuovamente Margherita. Malauguratamente giunge sul posto Valentino, fratello di Margherita. Ci sarà una rissa. Valentino rimarrà ucciso.

Intervengono i Carabinieri; il caporale Arlecchino e il Capitan Fracassa arrestano Moeller. Per la prima volta Moeller chiederà di fermare questa farsa. Lui da due maschere, da due falsi carabinieri non si farà mai portare in prigione. E' ora di finirla con questo scherzo.

Ma il Grande Mago gli risponde che non si tratta di uno scherzo. La situazione gli è sfuggita di mano. Valentino è veramente morto. E poi: cosa è questa storia dei falsi Carabinieri? Non sa forse che a Roma per il Carnevale anche i veri Carabinieri si travestono ?

Jean Philippe Moeller non sa a che cosa credere. Va in prigione accusato di aver ucciso Valentino.

Riuscirà a uscire dopo aver pagato alle guardie un bel mucchio di soldi che gli hanno procurato i suoi compari d'avventura. Il Grande Mago e Pulcinella hanno sollecitato al Re del ricordano la futilità dell'esistenza e che in definitiva il carnevale non è che lo specchio della farsa della vita.

Sta per suicidarsi, ma Pulcinella, spazzino romano, incatenato al carrello della nettezza urbana e la maschera del Cane Nero, capo di Pulcinella, lo salvano.

Lo condurranno dal Grande Mago, parente lontanissimo di Belzebù, Abadonna o come Dio vuole che si chiami il demonio.

Costui, il Grande Mago, questo diavoluccio romano insomma, lo convince a partecipare al Carnevale e a farsi cullare dalla spensieratezza della festa. Gli assicura di essere in grado di ricondurlo sulla via della felicità. In cambio non chiede niente, forse un assegno oppure un "lavoretto" non troppo pulito da fare.

Non è il divertimento del Carnevale che J. P. Moeller desiderava come rimedio alle sue pene ma, non avendo altre strade, accetta il patto.

Moeller e il Grande Mago, accompagnati sempre da Pulcinella, andranno dapprima dalle Streghe. Maschere bellissime che con la loro sensualità, spudoratezza, voci accattivanti e sguardi pieni di malizia faranno ringiovanire il pittore.

Giunge a Roma Seidel, fido servitore di Moeller. E' alla ricerca del suo padrone. Da tempo non ha avuto più notizie di lui. Teme il peggio.

Diverse volte Seidel incontrerà Moeller, ma non lo riconoscerà, a causa del ringiovanimento.

In una delle successive giornate di carnevale Moeller e i suoi due accompagnatori, il Grande Mago e Pulcinella, giungono al baraccone dei saltimbanchi. E' in corso una grottesca rappresentazione, al limite del grossolano. J. P. Moeller dubita di poter trovare in quel luogo sollievo ai dolori della sua anima.

Ma ad un tratto appare Margherita un'artista funambola. L'atmosfera cambia radicalmente. Una quiete improvvisa pervade tutta l'anima del pittore, tutto diventa limpido. Margherita danza sulla corda. Moeller è subito colpito dalla sua bellezza, dalla graziosa naturalezza con cui Margherita affronta il pericolo e dai suoi movimenti sensuali ma innocenti.

Il miracolo è compiuto. Moeller è invaso da quell'innocenza. Forse ora può sperare di stupirsi di nuovo per "le cose della vita". Moeller rimane estasiato a contemplarla. Ormai è innamorato, sente rinascere la felicità, una forte passione abita il suo cuore finora vuoto.

J. P. Moeller chiede al Grande Mago di fargli conoscere Margherita. Dopo diversi tentativi falliti a causa dell' intervento delle maschere dei Quacqueri, puritani e pettegoli e delle maschere dei Frati, non meno puritani e pettegoli, Moeller riuscirà a incontrare Margherita. Su un letto di coriandoli, stelle filanti e fiori di carta variopinti, fanno l'amore. Per un attimo Il Carnevale ammutolisce. Il silenzio è profondo.

Il giorno seguente J. P. Moeller, accompagnato dagli inseparabili Pulcinella e Grande Mago, incontra nuovamente Margherita. Malauguratamente giunge sul posto Valentino, fratello di Margherita. Ci sarà una rissa. Valentino rimarrà ucciso.

Intervengono i Carabinieri; il caporale Arlecchino e il Capitan Fracassa arrestano Moeller. Per la prima volta Moeller chiederà di fermare questa farsa. Lui da due maschere, da due falsi carabinieri non si farà mai portare in prigione. E' ora di finirla con questo scherzo.

Ma il Grande Mago gli risponde che non si tratta di uno scherzo. La situazione gli è sfuggita di mano. Valentino è veramente morto. E poi: cosa è questa storia dei falsi Carabinieri? Non sa forse che a Roma per il Carnevale anche i veri Carabinieri si travestono ?

Jean Philippe Moeller non sa a che cosa credere. Va in prigione accusato di aver ucciso Valentino.

Riuscirà a uscire dopo aver pagato alle guardie un bel mucchio di soldi che gli hanno procurato i suoi compari d'avventura. Il Grande Mago e Pulcinella hanno sollecitato al Re del Carnevale di stampare un po' di carta moneta per poter salvar l' amico prigioniero.

J. P. Moeller esce finalmente dalla prigione. Corre dalla sua amata. Margherita pero è morta. Il dolore per la morte del fratello l'ha portata al suicidio.

Si svolgono i suoi funerali. Le maschere, tutte le maschere del Carnevale: soldati romani, Pulcinella, guardie svizzere, frati e Arlecchini accompagnano il feretro intonando strazianti canti funebri.

Jean Philippe Moeller crede di impazzire. Urla e impreca. S'avventa contro le maschere per fare smettere quello che lui ritiene soltanto una farsa. Ma le maschere continuano imperturbabili la cerimonia.

Il corteo funebre s'allontana, Moeller rimane da solo. Sopraggiungono due angeli Pulcinella. Uno buono e l'altro cattivo che gli consigliano uno di pentirsi per il patto che ha fatto con il Grande Mago, che ha comportato la morte di Margherita, e l' altro di andare fino in fondo a questa storia.

Pentirsi significa che tutto tornerà indietro nel tempo fino al momento in cui J. P. Moeller stava per suicidarsi e allora Margherita forse non sarà mai esistita, nemmeno in sogno.

Andare avanti senza conoscere la natura del prossimo episodio di questa avventura è un pericolo. Sarà lieto? Oppure ancor più tragico?

Significa anche accettare il rischio che Margherita sia davvero morta.

Moeller non si pente. Decide di rischiare, pur non sapendo cosa accadrà in seguito, e di vivere il tormento per la perdita dell'amata. Almeno dei sentimenti torneranno ad abi-tare nella sua anima. La tristezza certo, il rimorso, ma anche il dolce ricordo di Margherita.

Si va avanti dunque. Eccoci al prossimo episodio. Il Grande Mago vuole il suo compenso. I patti sono patti anche a Roma, anche durante il Carnevale. E' ora di affidare a Moeller quel "lavoretto" non tanto pulito del quale si è già parlato.

Vediamo Moeller ridiventato vecchio. Ora è lui legato al carrello della nettezza urbana. C'è anche Pulcinella, adesso liberato. Insieme a loro anche il Cane Nero il quale, frusta in mano, obbliga Moeller a pulire le strade di Roma. Quel sottomondo fatto di immondizie dagli odori nauseabondi. Pattumiera colma dagli ormai inservibili resti della felicità altrui. Sudiciume delle effimere passioni, delle insensate speranze e dell'artificiosa gioia di alcune Giornate del Carnevale Umano.

Sul luogo sopraggiunge Seidel, fido servitore di Moeller, e lo riconosce. Seidel non capisce molto bene la situazione ma si rende conto che il Pittore è in difficoltà.

In un atto di grande coraggio, prova della sua fedeltà verso il padrone, affronta le due maschere per liberare Moeller dalla prigionia. Prende il Cane Nero per il collo. Ma di quel cane neanche una traccia. Soltanto il costume vuoto. Nessuno ci sta sotto. Lo stesso accade con Pulcinella.

Moeller e il suo servitore sono perplessi. Per un po' rimangono li a divagare sulla finzione e sulla realtà. La vita è menzogna, la morte è verità. Cercano di capire il potere di questo Carnevale che comunque ha procurato a Moeller dei momenti di vita, di grande intensità. Che siano stati veri o fittizi, non importa. Ma e Margherita in tutto questo? E' veramente morta?

I due uomini, non potendo giungere a conclusione alcuna, se ne vanno. Tornano in Germania.

Riappare Pulcinella.

Pulcinella: "Non vogliamo inmalinconire i nostri spettatori con le meditazioni fatte da questo Signor Pittore e dal suo fedele Servitore. Esse saranno certo necessarie anche se io non le capisco. Io vorrei dire qualcosa di più semplice. Vorrei augurarmi che essendo la vita tutta, tutta intera, tanto tanto imprevedibile, tanto ingrata e tanto piena di rischi e qualche volta anche di dolori, uguale, identica e precisa al Carnevale questo spensierato corteo di maschere serva a ricordare l'importanza di ogni attimo di gioia che ci è concesso dalla vita, per quanto fugace quell'attimo possa sembrare".

In fondo alla scena appare il baraccone dei Saltimbanchi. Margherita torna a danzare sulla corda.

Ma questo né Moeller né Seidel non lo seppero mai.

Cala il sipario.

 

 


 

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