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"I comici del 'teatro all antica italiana' provano
'Arlecchino, servitore di due padroni'" Note di regia In un' atmosfera apparentemente realistica si muovono sulla scena personaggi simili a fantasmi di un tempo non tanto lontano. Sono i Comici del teatro all' antica italiana, i cosiddetti "figli d' arte" che fra le esigenze della vita quotidiana provano "Arlecchino servitore di due padroni". La vita vera si interseca sulla scena alle scene della commedia in prova. La finzione e la realtà si sovrappongono fino a perdere i propri confini. La comicità - perno su cui si svolge lo spettacolo - scaturisce dalla duplice visione di realtà e finzione e per dirla con Bergson essa non appar-tiene né completamente all' arte né completamente alla vita. E qui la Vita - rappresentata nei "figli d' arte" - non ci farebbe mai ridere se noi - gli spettatori - non fossimo capaci di assistere alle loro a volte drammatiche vicende come dall' alto di una loggia. Essi sono comici ai nostri occhi perché ci danno la commedia. E qui la commedia è tagliata sulla vita reale dei Comici. Vi sono scene così vicine alla commedia che potrebbero essere recitate senza cambiare una parola. I comici per loro natura e condizione sono degli "insociali" e il pubblico in quanto spettatore non parteci-pante emotivamente alle loro vicende umane è "insensibile". Da queste due condizioni essenziali tutto può diventare comico. E il comico - il riso - qualche volta è più vicino al dramma che alla commedia. Questa l' intenzione di base per l' allestimento di uno spettacolo che vuole essere insieme un omaggio ai "figli d' arte" legittimi eredi della "Commedia dell' Arte" e un ulteriore banco di prova per le ben note capacità del Teatro Paravento. Alessandro Marchetti
Note sulla Compagnia del Cavalier Rivalta Siamo di quaresima attorno agli anni Venti. Una piccola compagnia di prosa, quella del Cavalier Domenico Rivalta, prova il suo repertorio nel teatro cittadino di Contarina. Piove, sono quindici giorni che piove. Contarina si trova in quella parte d' Italia dove il Po un anno sì e uno no rompe gli argini. L' acqua ha già quasi raggiunto il paese. Gli affari vanno male. La paga non corre. Alcuni attori sono costretti a dormire in teatro. Il Capocomico, mettendo da parte il suo orgoglio, si rivolge al Sindaco della città e ottiene garanzie per una rappresentazione sovvenzionata dal Comune a patto che si rappresenti "Il servitore di due padroni". Il giorno del debutto l' amara sorpresa: il signor Pace - primo attore - e la signora Molina - attrice giovane - scappano insieme lasciando i rispettivi coniugi nel dolore e la Compagnia nelle peste. L' arrivo del signor Baroni, scritturato per la nuova stagione, non compensa la perdita dei due. L' andata in scena resta problematica. Il cavalier Rivalta, dal passato di attore di compagnia "primaria" - si vanta infatti d' essere stato col grande Moissi - costretto ora a guitteggiare in provincia, da buon "figlio d' arte" cerca coraggiosamente di "rimediare" e, nonostante l' evidente stato di gravidanza della signora Pace e le difficoltà linguistiche di Günther (giovane austriaco nipote di sua moglie) dà fondo a tutte le sue risorse inventive dando il via alle prove.
Si andrà in scena! |
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